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La coltivazione del melograno dall’Asia sudoccidentale al Mantovano

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Quando ci si riferisce all’agricoltura mantovana siamo soliti ad immaginare zone con sistemi basati sulla zootecnia e coltivazioni associate, in altre in cui troviamo le coltivazioni dedicate di meloni, pere, vite, ortaggi vari.

Questo territorio dal rilevato pregio strutturale dei suoli, abbondanza di acqua, ed un clima unico, sa candidarsi molto bene ad ospitare le coltivazioni di melagrana. Questa antica pianta tipica dell’Asia sudoccidentale ed immigrata in seguito ai commerci nei secoli ha saputo mettere le radici facendosi adottare molto bene.

Chi avrebbe mai potuto immaginare che in un territorio così diverso e lontano da quello originario potesse svilupparsi una coltivazione così delicata?

Questa tipologia di pianta richiede un terreno sciolto e ben drenato, per lo più questi terreni sono molto più fertili e freschi rispetto a quelli originali della specie. Il clima e le temperature hanno sbalzi meno incisivi rispetto alle zone di origine e comunque entrambi caratterizzati da un caldo estivo, afoso ed umido.

Il frutto, la cui forma tonda di colore rosso acceso racchiude nel proprio interno gli arilli, ovvero i piccoli semi avvolti da una membrana ripiena del prezioso liquido che a maturazione aumentano di volume diventando dei veri e propri grani.

Da qui la parola “granato” che deriva da “melograno”, così chiamata per il modo in cui una granata a schegge imita l’esplosione di semi di un melagrana frantumata in posizione difensiva nel momento in cui tentiamo di aprirla anticipando uno spruzzo di rosso.

La coltivazione ha un ruolo di nicchia nel mantovano, esistono particolari e differenti realtà sul territorio da anni specializzate per questa coltura. Il terreno e la giusta quantità di acqua sono indispensabili per avere una produzione di qualità.

In particolare, ci racconta il signor Giovanni Pietropoli di Roverbella, produttore di questa delizia, il clima gioca un ruolo importantissimo, perché la giusta fioritura è indispensabile per avere prodotti di eccellenza.

L’azienda, sottolinea il titolare, è una realtà da tempo impegnata per questo tipo di produzione, gli oltre dodici ettari di superficie lo dimostrano. Le produzioni avvengono seguendo gli standard agronomici produttivi, consentendo una maggiore qualità e caratteristiche organolettiche.

Il segreto per la produzione dell’antico frutto risiede nel controllo esatto delle temperature dal risveglio vegetativo che si ha da metà febbraio, commenta il signor Giovanni. Infatti, grazie all’impianto antibrina realizzato per evitare gelate primaverili, è possibile avere una fioritura che vada a successo, questo permette di arrivare alla produzione delle primizie già da fine settembre.

L’esperienza del titolare ha condotto ad adottare un sesto di impianto tipico di una coltivazione specializzata della zona ovvero di quattro metri e mezzo per due, la forma di allevamento ad alberello con altezza di un metro e mezzo, il giusto compromesso per una facile raccolta e consentire una maggiore facilità di esecuzione delle operazioni colturali.

Alla base e lungo le file è presente un telo pacciamante con funzione di evitare la crescita delle infestanti nella zona del tronco, al tempo stesso la funzione di mantenere una giusta umidità ed un microclima ideale e governato dalle tubazioni gocciolanti sovrastanti la chioma.

La varietà scelta dalla azienda è di origine spagnola. L’iberica è caratterizzata dalla dolcezza e colorazione, ci dice Pietropoli, una caratteristica che ha conquistato i mercati europei, in particolare della Francia, Germania, Austria, Olanda, dove le richieste sono molto abbondanti.

La pianta è rustica, questo spiega che non ha particolari patologie e problematiche se ben gestite le operazioni secondo le buone pratiche agronomiche, con produzioni che si aggirano tra i trecento e quattrocento quintali ad ettaro, più elevate rispetto alla zona di origine.

La conservazione avviene in celle con temperature attorno i 5°C, questo consente di mantenere il prodotto fresco per mesi.

Il successo di una produzione così caratteristica e ben apprezzata, secondo il titolare della azienda, è dovuto alla esperienza che giorno per giorno si impara sul campo, essendo una coltivazione che esce dagli schemi delle classiche colture locali, non è sempre facile intervenire al momento giusto, ma la passione e la grande dedizione al lavoro per offrire sempre il meglio di certo aiutano. Conclude il signor Giovanni dicendo che per il momento l’importante traguardo della vendita al dettaglio e all’ingrosso del prodotto fresco è avvenuto, in futuro potrebbe esserci anche la possibilità di trasformare il prodotto. Di certo è che il consumatore apprezza moltissimo il gusto ed il sapore di questo insolito frutto dalle grandi potenzialità benefiche.

Nel succo dal gusto dolce e aspro si scoprono notevoli proprietà antiossidanti e immunostimolanti; la ricchezza dei tannini e polifenoli lo definiscono come benefico e preventivo per le sue caratteristiche di proprietà antitumorali e arterioprotettive.

La presenza della vitamina C con funzione antiossidante e immunostimolante può essere un aiuto nel prevenire le forme influenzali. La vitamina A è un importante componente della rodopsina, la sostanza presente sulla retina che dà all’occhio la sensibilità alla luce. I minerali che contribuiscono ad un sano ed armonico sviluppo osseo oltre ad un buon funzionamento cellulare.

Questo frutto ha tutte le caratteristiche per poter essere inserito egregiamente nella dieta mediterranea.

Un frutto venerato che per millenni in Europa, Persia e Asia, nelle tradizioni giudaiche, buddiste, islamiche e cristiane, le melagrane sono state invocate come simbolo di fertilità e talvolta frantumate nelle camere nuziali per incoraggiare la nascita di molti bambini.

Se crediamo nella dottrina delle Segnature – l’idea che Dio ha scritto nelle piante un linguaggio che possiamo leggere per identificare le nostre medicine – questa forma significa che i melograni possono alleviare le nostre malattie orali.

“Una forte infusione cura le ulcere della bocca e della gola e fissa i denti” ha scritto Culpeper. La dottrina delle Segnature faceva parte della visione del mondo in base alla quale i primi medici, erboristi e farmacisti trasformarono un organismo in una specie di risorsa medicinale, un’alchimia che i capitalisti moderni sicuramente comprendono. “Ogni pianta era una stella terrestre”, descrive Agnes Arber nella sua storia dell’erboristeria del 1912. “e ogni stella era una pianta spiritualizzata”.

Il marketing moderno aggira invece la Dottrina delle Segnature e mina il mito greco, vendendo il succo di melagrana come elisir di giovinezza, con promesse antiossidanti che cadono poco prima di risuscitare i morti.