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Microplastiche nel Po: small size – big problem

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Un Po di microplastiche: 145 tonnellate all’anno, per la precisione. Il problema non sono solo i vistosi rifiuti di plastica sul Po che qualche anima gentile a volte raccoglie e che, volendo, si possono catturare con le barriere galleggianti. C’è anche un’altra plastica, più insidiosa: pezzettini così piccoli che, per intercettarli, bisognerebbe passare il Po attraverso un colabrodo fittissimo. I pesci li inghiottono e noi li ingeriamo quando mangiamo i pesci.

Le microplastiche sono frammenti inferiori ai 5 millimetri: arrivano al confine dell’invisibilità ad occhio nudo. Che il Po ne porti in Adriatico 145 tonnellate all’anno, lo stima uno studio pubblicato la scorsa estate sulla rivista scientifica “Marine pollution Bulletin” del prestigioso editore Elsevier. Reca la firma di ricercatori dell’Università di Ferrara ed offre risultati meno rassicuranti delle parole che hanno accompagnato la conclusione del Manta River Proiect, di pochi mesi precedente e dedicato anch’esso alle microplastiche nel Po.

E’ di libero accesso soltanto il riassunto della ricerca uscita sul “Marine pollution Bulletin”. Ce n’è comunque abbastanza per sapere che le 145 tonnellate annue di microplastiche sono state calcolate in base a campionamenti di acque superficiali del Po effettuati nel 2019.

Da dove vengono le microplastiche? Si tratta spesso di frammenti provenienti dal lavaggio di indumenti in fibre sintetiche, ma ci sono anche le microsfere contenute nei cosmetici glitterati che finiscono giù per il lavandino. Una fonte cospicua è l’attrito degli pneumatici sull’asfalto: in questo caso, sono le piogge a convogliare le microplastiche nei fossi e nei tombini. E poi, ovviamente, la frammentazione dei rifiuti più grossi.

Ingerite dai pesci, le microplastiche entrano nella catena alimentare e finiscono anche sulle nostre tavole e nel nostro corpo. Di solito, lo si dice in relazione ai pesci d’acqua salata. Tuttavia accade anche con i pesci di fiume. Non risultano dati specifici sui pesci del Po, ma ricercatori statunitensi hanno esaminato le viscere dei pesci d’acqua dolce custoditi nei musei. Quelli pescati dagli Anni 50 in poi hanno in pancia crescenti quantità di microplastiche.