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Nella commissione d’inchiesta per l’alluvione ci sono esperti in palese conflitto d’interesse

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di Andrea Dal Cero

Un po’ me lo aspettavo. Quando il 7 febbraio ho chiesto al responsabile del nucleo investigativo del Corpo Forestale dello Stato Matteo D’Augello delucidazioni sull’acquisizione di documenti relativi ai lavori svolti negli ultimi due anni sull’argine del Secchia negli uffici modenesi dell’Aipo, non potevo non ipotizzare una situazione come quella che si sta adesso configurando.

Viene spontanea la domanda – scrivevo –  il materiale acquisito negli uffici modenesi dell’Aipo sarà sottoposto al giudizio di qualcuno che veramente si intenda dell’argomento. E chi può intendersene più dell’Autorità Interregionale per il fiume Po?

“Le università, per esempio, o i tecnici indipendenti – risponde D’Augello –  sono scelte che fa la magistratura e non noi … Giustamente, come dice anche lei, più dell’Aipo non c’è niente. Però ci possono essere quelli che vengono definiti “liberi professionisti di eccelsa fama” o professori di università”.  

Avete un’università di riferimento?

“Assolutamente no, anche perchè, come le ripeto, queste sono decisioni che prende la magistratura”.

Alluvione nel Modenese: la Procura indaga, sequestrati documenti negli uffici di Aipo

Oggi sappiamo che tra i sei studiosi “di eccelsa fama” nominati da Vasco Errani, governatore dell’Emilia Romagna, per far parte della commissione scientifica che dovrebbe indagare sui motivi per i quali quell’argine del fiume Secchia ha ceduto, ce ne sono due, Armando Brath docente all’università di Bologna e Stefano Mignosa docente all’ateneo di Parma, per cui collaborazioni e consulenze esterne per Aipo sono cosa abituale.

E così siamo nella solita situazione del controllore che controlla il controllato e viceversa.

A fine gennaio il governatore Errani aveva chiesto alle università di Bologna, Ferrara, Modena-Reggio Emilia, Parma e Padova di trovare sei nomi che potessero aiutare la Regione a capire il perché di quella rottura che ha portato all’alluvione di buona parte della Bassa Modenese. “La commissione scientifica che stiamo costruendo insieme all’Università – aveva detto – non vuole affrontare il problema complessivo del nodo idraulico, ma prima di tutto rispondere al perché. I cittadini, così come noi, hanno il diritto di avere questa risposta accertata dal punto di vista tecnico-scientifico. Onde evitare di fare discussioni che non corrispondono a ciò che è effettivamente accaduto”.

Ma negli atenei non si è tenuto conto che Armando Brath e Stefano Mignosa, a cui nessuno contesta “l’eccelsa fama”,  sono entrambi alle prese con un reale problema di conflitto di interessi. Della cosa si stanno interessando anche il Resto del Carlino di Bologna e Il Fatto Quotidiano.

Il professor Brath – scrive ieri David Marceddu su il Fatto Quotidiano – ha svolto due consulenze per Aipo: una affidata nel settembre 2009 per una analisi di fattibilità ed effetti idraulici riguardo un programma di gestione dei sedimenti alluvionali nell’alveo Po a Isolotto Maggi, in provincia di Piacenza (da quasi 149 mila euro); un’altra, nel luglio 2011, sulle condizioni di rischio idraulico del torrente Arda dalla diga di Mignano fino alla confluenza del fiume Po, per interventi di manutenzione straordinaria di opere idrauliche nel tratto piacentino). Totale, 270 mila euro.

Paolo Mignosa invece, direttore del dipartimento di ingegneria civile dell’università di Parma, figura nel suo curriculum come “referente scientifico del laboratorio di modellistica idraulica dell’Aipo” e in più, secondo quanto riportato dal Resto del Carlino (che per primo ha tirato fuori la notizia), risulterebbero affidate a lui anche altre consulenze. Di certo Mignosa, per via del suo lavoro, svolto peraltro a Parma, dove è presente una delle sedi dell’Aipo, non può essere un estraneo per quella agenzia.

E mentre, a distanza di oltre tre settimane dal disastro, anche la procura della Repubblica di Modena sta cercando di fare luce e di capire se vi siano state responsabilità penali per quanto accaduto nella Bassa, a noi non rimane altro che considerare, una volta di più, quanto il conflitto di interessi faccia ormai parte delle regole del nostro Paese.