Home Acqua e Territorio Per costruire la Mappa di Comunità del Po di Primaro

Per costruire la Mappa di Comunità del Po di Primaro

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Il primo incontro giovedì 28 giugno a Sant’Egidio (FE)

Il Museo Civico di Storia Naturale di Ferrara ha in un certo senso “adottato” il tratto del Po di Primaro che corre da Ferrara a Traghetto e ha deciso di avviare un processo di mappa di comunità per questo antico fiume.
L’ambizione è di riuscire a portare in evidenza i legami più o meno nascosti che uniscono fra di loro i luoghi e gli abitanti rivieraschi, delineando un percorso della memoria, del presente e del futuro di questo fiume, un po’ bistrattato da quando ha perduto la sua importanza commerciale e malinconicamente definito, da allora, “morto” pur se ancora brulicante di vita.
Il processo di costruzione della mappa è già iniziato, con la raccolta di alcune notizie storiche e attraverso vari contatti presi direttamente con gli uffici della Circoscrizione 2 di Ferrara, con diversi cittadini che vivono nei pressi del fiume, con alcuni parroci ed operatori commerciali della zona.
Il primo incontro con tutti i cittadini (in particolare quelli dei centri di S. Egidio, Gaibanella, Gaibana, Monestirolo, Marrara e San Bartolomeo), interessati a fornire qualsiasi tipo di notizia (storica, architettonica, gestionale, folcloristica, contadina, culinaria, suggestiva, romantica, ecc.) attinente al fiume ed ai territori immediatamente circostanti è fissato per giovedì 28 giugno presso l’Agriturismo La Rocchetta, Via Rocca 69, S. Egidio (FE), alle ore 18.00.
A tutti gli intervenuti sarà offerto un assaggio di prodotti tipici.

La Mappa del Primaro è anche su Facebook e riceve posta elettronica all’indirizzo: mappadelprimaro@gmail.com.
Per tutte le informazioni e curiosità sul progetto, contattare Luisa Robboni, Stefania Dal Prà (volontarie di Servizio Civile) o Carla Corazza presso il Museo di Storia Naturale, tel. 0532-203381 oppure 0532-206297, fax 0532-210508.

Cosa sono le Mappe di Comunità
Le mappe di comunità nacquero in Gran Bretagna attorno al 1990. L’approssimarsi del nuovo millennio fu di stimolo alla realizzazione di “inventari” del patrimonio materiale ed immateriale, ambientale, storico, tradizionale, culturale di tante piccole comunità, con lo scopo di evidenziare su un supporto concreto gli elementi territoriali che la stessa comunità considerava significativi, davvero rappresentativi della propria identità e perciò meritevoli di essere trasmessi alle generazioni successive. La mappe rappresentano la sintesi del lavoro svolto nel tempo dagli abitanti di un certo territorio e lo strumento programmatico per le scelte future di sviluppo.
In provincia di Ferrara, esempi già ben avviati di mappe di comunità sono quelli realizzate per Campotto e Benvignante, nel comune di Argenta, e del Bosco della Mesola.

Il Po “morto” di Primaro
Il Po di Primaro era uno dei principali rami del delta del Po, sicuramente presente già prima dell’anno 1000 d.C.. Si faceva strada verso sud e verso est e sboccava in Adriatico poche miglia a nord di Ravenna. Tradizionalmente venne considerato l’erede del grande Po di Stellata, forse rappresentando una riattivazione di un corso precedentemente abbandonato dalle acque. Alla biforcazione fra questo ramo deltizio e il Po di Volano sorse, attorno all’anno 1000, la città di Ferrara, favorita dai traffici commerciali.
Infatti, dopo la caduta dell’impero romano, le comunicazioni via terra si fecero sempre più difficoltose per la scarsa manutenzione delle strade e la navigazione fluviale divenne il mezzo più efficiente per trasportare merci e persone. Il Primaro fu un’importante via di comunicazione dalle zone interne della Pianura Padana fino alle città costiere dell’Adriatico (in primo luogo, Ravenna) ma ebbe anche un ruolo strategico per gli scambi verso la costa dalmata e verso l’Italia centrale.
Purtroppo, perse gradualmente la sua navigabilità a partire dalla rotta di Ficarolo, nel 1152, quando le portate principali del Po cominciarono a deviare verso nord, formando il Po grande di Venezia.
Numerosi interventi compiuti nei secoli, destinati a limitare il rischio di esondazione nei territori a ovest e sud-ovest del Primaro, anzichè aumentarne la portata contribuirono al suo interramento, finchè nel 1767 un decreto del governo Pontificio che deliberava l’immissione del Reno nel Primaro (poi realizzata) ne decretò la morte definitiva.
Attualmente le acque del fiume da Ferrara a Traghetto sono quasi stagnanti e vedono una certa movimentazione soprattutto in estate e verso sud a causa del richiamo idrico determinato dai prelievi per l’irrigazione dei campi, mentre in inverno raccoglie le acque meteoriche che sgrondano dai terreni circostanti e la debolissima corrente fluisce allora verso nord e il Po di Volano. Il suo percorso si snoda quasi interamente all’interno del territorio comunale di Ferrara.

Il fiume e la biodiversità
Il fiume e le zone ad esso adiacenti ospitano attualmente una ricca fauna ornitologica: viene infatti segnalata la presenza di 24 specie di uccelli di interesse conservazionistico per l’Europa e di altre 32 specie migratrici. Perciò, nel 2006, l’alveo del Po morto di Primaro che attraversa i comuni di Ferrara ed Argenta venne incluso dalla Regione Emilia-Romagna nella “Zona di Protezione Speciale” ai sensi della Direttiva europea “Uccelli”(Direttiva 79/409/CEE, ZPS IT 4060017, Po di Primaro e Bacini di Traghetto’). La ZPS inizia a nord nei pressi della frazione di Fossanova San Marco.
Nel 2008, Il Museo Civico di Storia Naturale decise di approfondire la conoscenza naturalistica della zona e redasse  un progetto di Servizio Civile Volontario nazionale, nell’area di intervento “Ambiente – Parchi e oasi naturalistiche” intitolato Lungo il Fiume. Il progetto venne condotto nel corso del 2009, grazie anche al supporto di due associazioni di volontariato di Protezione Civile (VAB di Ferrara e Gruppo Volontari di San Giovanni in Persiceto), e vide il campionamento di animali acquatici (esclusi i vertebrati) in alcune stazioni dislocate lungo il corso d’acqua e campionamenti di insetti non acquatici in tre siti all’interno dell’area dell’ex-zuccherificio. Nel corso delle indagini vennero effettuate anche delle osservazioni sulla flora acquatica, vennero poi analizzati i risultati e venne data una valutazione dello stato ecosistemico del fiume, purtroppo non molto lusinghiera (risultò infatti ipertrofico, cioè con un carico davvero eccessivo di inquinanti organici), anche se sempre in grado di ospitare sia animali che vegetali di pregio, in taluni casi esposti alla minaccia di estinzione.
Fonte: Museo Civico di Storia Naturale di Ferrara