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POdissea. L’autore: Dio mi ha telefonato tutti i giorni perché la scrivessi – Libri alla redazione

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di Stefano Rossini

Abbiamo conosciuto Stefano a una presentazione libraria a Rimini. Abbiamo letto POdissea e l’abbiamo invitato a cena. Già al secondo bicchiere di frizzantino ci siamo accorti che è un vero Gaffista (anche se ancora sta lavorando sulla sua formazione).Dopo l’ennesimo tagliolino allo  scoglio gli abbiamo chiesto di raccontarci il suo romanzo e lui, iperbolico come suo solito, si è intervistato da solo.

Per chi, come me, ha scritto un romanzo non solo ambientato sul Po, ma anche con il Po come protagonista, avere la possibilità di parlare di questa avventura sul Giornale del Po – io che mi considero Gaffista Novizio – beh, è davvero un grande onore.

Dato che come tutti gli scrittori soffro di deliri di onnipotenza e momenti di sdoppiamento della personalità, ho deciso di sfruttare questa situazione e di intervistarmi, magari la cosa mi permette di tenere sotto controllo l’ego.

Intervistatore: Stefano, parlaci di POdissea, il tuo primo romanzo.

Autore: grazie per la domanda, Stefano. POdissea racconta le vicende di 4 strani personaggi, due giornalisti, un ricercatore e una salama da sugo parlante, che navigano il Po dal delta sino a Isola serafini. All’inizio del loro viaggio Dio e Satana fanno una scommessa su di loro.

Intervistatore: perché questo viaggio?

Autore: uno dei due giornalisti, Marco Alieni – l’altro si chiama Aurelio Verdi – vuole scrivere un reportage sul fiume. Anche se in realtà c’è un altro motivo. Da piccolo, Marco ha avuto un incontro ravvicinato con lo storione d’argento, creatura ormai mitologica a cui nessuno crede più. Marco sente le voci di questo essere, che sembra in qualche modo essere un tutt’uno col fiume, e quindi parte alla sua ricerca.

Intervistatore: una salama da sugo parlante?

Autore: Sì, Salamino Sughino, detto Sal, viene fatto salire a bordo della Beatrice, la pilotina con cui viene risalito il Po, dall’Apt di Ferrara. E’ stata sviluppata dai laboratori dell’università estense come mascotte per pubblicizzare il territorio. Questo è il suo primo viaggio. Attualmente anche l’unico.

Intervistatore: hai detto che Dio e Satana fanno una scommessa sul viaggio dei naviganti, perché?

Autore: Dio e Satana sono coprotagonisti e sono presenti per tutto il romanzo. All’inizio la loro scommessa sembra un gioco, legata alle vicende di Marco, Aurelio e allo storione d’argento, ma poi in realtà si chiarirà nel finale il motivo di questo gioco tra i due.

Intervistatore: mettere Dio tra i protagonisti del romanzo non è un po’ pretenzioso?

Autore: lui mi ha scelto! Mi ha illuminato con la sua luce, e mi ha telefonato tutti i giorni. A dire il vero non sempre era lui, molte volte mi ha chiamato un certo Francesco, suo interlocutore. In ogni caso Dio mi ha perseguitato, insistendo affinché scrivessi di lui. All’inizio ho declinato, non volevo sembrare troppo pieno di me, ma poi ho deciso di accettare.

Intervistatore: perché il romanzo si intitola POdissea?

Autore: perché i naviganti, oltre a Dio, Satana e lo storione d’argento, incontreranno altre strane creature, come vongole giganti parlanti, divinità dell’antico Egitto, gruppi di combattenti cinesi per la conquista di Villanova Marchesana, mostri e altri personaggi bizzarri e dovranno affrontare un’odissea, come l’Odissea, ma nel Po, e quindi POdissea.

Intervistatore: di quali sostanze fai uso per scrivere?

Autore: in realtà il racconto si ispira ad un viaggio vero, fatto con un collega giornalista, Michele Marziani, dieci anni fa. Non abbiamo incontrato Dio, Satana, né altre divinità (parlo per me, Michele non so, in caso non me l’ha mai detto), però abbiamo visto davvero alcune comunità e personaggi che sono finite nel libro, un po’ ritoccate con la fantasia, ma neanche tanto.

Intervistatore: ultima domanda, facciamo un gioco, invertiamoci le parti, va bene Stefano?

Autore: ok, Stefano. Allora faccio io la domanda: perché proprio il Po?

Intervistatore/Autore: perché è il fiume più importante del paese, ed è uno spaccato del paese intero. Ricordo che da ragazzo quando viaggiavo verso Milano in treno o in macchina aspettavo di passare il Po e guardavo quel fiume enorme e immaginavo mille storie e mille personaggi. E quando alla fine l’abbiamo navigato davvero le aspettative sono state soddisfatte. È sufficiente abbandonare le strade per scoprire un altro mondo.

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