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Progetto Lifeel, chi ha visto un’anguilla col numero di targa?

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Chi ha visto un’anguilla col numero di targa? Nell’ambito del progetto Lifeel dell’Unione Europea, in questi giorni vengono liberate nel delta del Po e nella limitrofa costiera adriatica migliaia di anguille pronte per la riproduzione. Sono animali provenienti dalla pesca o dall’acquacoltura estensiva che sarebbero finiti in cucina. Ciascuno porta su di sé una targhetta di riconoscimento.

La targhetta serve per seguirne i movimenti durante la migrazione verso il Mar dei Sargassi, in mezzo all’oceano Atlantico. E’ l’unico posto sulla faccia della Terra in cui tutte le anguille europee depongono le uova. Infatti gli allevamenti di anguille servono solo per far crescere ed ingrassare giovani esemplari nati in libertà e poi catturati. Chi si imbattesse in un’anguilla con la targa, è caldamente pregato di segnalarlo al progetto Lifeel seguendo le istruzioni riportate on line e poi di liberare l’animale. Quest’ultimo potrà così riprendere la strada che lo porta a perpetuare la specie.

Sebbene spesso presenti sulle tavole, soprattutto a Natale, le anguille sono in pericolo critico di estinzione. E’ un problema che riguarda la generalità dei pesci migratori. Essi infatti passano la vita in acque dolci e si riproducono in quelle salate, o viceversa. Risentono quindi di ciascuna alterazione che si verifica all’interno di un habitat esteso per migliaia e migliaia di chilometri.

Il progetto Lifeel, finanziato dall’Unione Europea, si propone di aiutare le anguille in tre modi. Innanzitutto, l’incremento numerico dei riproduttori. Di qui appunto la liberazione di migliaia di esemplari sessualmente maturi, altrimenti destinati a finire in pentola, muniti della targhetta che consente di seguirne la rotta in direzione dei Mar dei Sargassi. Viene poi la realizzazione degli scivoli di risalita per superare sbarramenti situati sul Po e sui suoi affluenti. Gli scivoli rendono di nuovo i fiumi percorribili alle giovani anguille arrivate dal Mar dei Sargassi e destinate a vivere in acqua dolce fino al momento di tornare in mare per riprodursi. Infine, il terzo obiettivo di Lifeel: far nascere ed allevare le anguille in cattività. Una cosa finora mai riuscita.

All’inizio dello scorso inverno, Lifeel ha liberato per la prima volta anguille col numero di targa nelle Valli di Comacchio e dintorni. “Su 500 esemplari, due soli sono rimasti sottocosta in Adriatico”, riferisce con una punta di orgoglio Mattia Lanzoni, ricercatore all’Università di Ferrara e responsabile di questa fase del progetto Lifeel.

Lanzoni spiega che è stato possibile seguire il viaggio degli animali in direzione del Mar dei Sargassi almeno per i primi 40 chilometri. “Più avanti, le anguille nuotano in profondità: impossibile rintracciarle… Ci sono moltissimi aspetti ancora da studiare sulla loro migrazione”. Oltre agli avvistamenti degli esemplari dotati di numero di targa, si sono resi utili i trasmettitori di cui erano munite 50 delle 500 anguille di Lifeel. I dispositivi erano collegati a boe di ricezione situate nell’Adriatico, fra il delta del Po e Cervia, che hanno registrato il passaggio degli animali.

“Quest’anno ci siamo attrezzati per rilevare con boe il loro passaggio anche nello stretto di Gibilterra”, annuncia Lanzoni. In tutto, prima di Natale si libereranno 2640 anguille pronte a riprodursi. Sul sito di Lifeel sono spiegate le caratteristiche utili per individuarle in mezzo a tutte le altre anguille commerciali, casomai qualcuno volesse contribuire con ulteriori liberazioni.

lifeel anguille col numero di targaI vecchi pescatori chiamavano “argentine” le anguille sessualmente mature. Il termine richiama la colorazione del ventre, che perde il giallastro tipico della fase legata alla vita di fiume. I ricercatori invece (immagine a lato) le distinguono in base alla lunghezza ed alla dimensione degli occhi. In ogni caso, non è necessario procurare un numero di targa per gli esemplari eventualmente liberati col fai-da-te. Delle 2640 anguille destinate quest’anno alla liberazione con Lifeel, infatti, solo 640 sono dotate dei dispositivi che permettono di seguirne gli spostamenti.

“Si tratta di etichette lunghe due centimetri, trattenute da un ago che penetra per soli due millimetri e che viene infilato in anestesia”, spiega Lanzoni. Sottolinea: “Le anguille di Lifeel pesano oltre un chilo e sono dotate di spessi tessuti muscolari. Le etichette non le disturbano più di un qualsiasi parassita”.

Le anguille iniziano il viaggio verso il Mar dei Sargassi solo in presenza di condizioni ben specifiche: e Lifeel fa in modo che gli animali freschi di liberazione possano trovarsele tutte davanti. Innanzitutto, deve essersi già verificata la prima burrasca che segna l’inizio dell’inverno. In secondo luogo sono necessarie altre tre situazioni concomitanti: abbassamento di temperatura, vento da Nord, fase di luna nuova. La prossima luna nuova sarà il 23 dicembre, antivigilia di Natale. E le 2640  anguille di Lifeel, da quel momento in poi, coglieranno la prima occasione per partire.

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