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Rinviata la Pavia-Venezia causa siccità

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Non era mai accaduto nella storia del raid motonautico su acque interne più lungo e più antico del mondo. La 70ma edizione della gara Pavia-Venezia, che era in programma domenica 5 sul Po, è rimandata a data da destinarsi (forse domenica 2 ottobre) perché nel fiume non c’è abbastanza acqua.

La siccità è di giorno in giorno più drammatica e più eccezionale: certo, le magre si sono sempre verificate, ma in passato è stato tutt’al più necessario spostare la partenza del raid motonautico un poco più verso valle, a Cremona o a Piacenza. Ora non basterebbe affatto.

E’ sufficiente dare un’occhiata ad uno degli ultimi bollettini giornalieri emessi da AIPO, Agenzia Interregionale per il fiume Po. Le misurazioni dei fondali spesso non arrivano ai due metri e a volta si arrestano su valori ben inferiori; gli idrometri indicano che mancano metri e metri d’acqua rispetto al livello normale. Praticamente in alcuni punti si può camminare fino al centro del maggior fiume d’Italia. Lo testimonia anche una foto pubblicata sulla pagina Facebook del raid Pavia -Venezia: mostra un gruppo di pescatori all’uscita della conca di Isola Serafini. Uno di essi è nel bel mezzo del fiume, con l’acqua che gli arriva alle cosce.

Impossibile, in queste condizioni, dare il via ad una gara nella quale i bolidi sfrecciano a pelo d’acqua sul Po per 413 chilometri ad una velocità attorno ai 200 chilometri all’ora. Il fiume, oltretutto, non è né un’autostrada rettilinea né un circuito di Formula 1 con l’asfalto liscio come un biliardo sul quale piloti e navigatori possono individuare e poi seguire la traiettoria ottimale. Sul fiume, oltre alle curve e ai curvoni, bisogna mettere in conto gli ostacoli che possono comparire all’improvviso: un tronco d’albero, un ammasso di sterpaglie e di rifiuti. Tutto questo fa del raid Pavia-Venezia una sorta di versione fluviale della Parigi-Dakar: una corsa sulla quale regnano l’imprevisto e perfino il rischio. Impossibile aggiungere gli ulteriori rischi connessi ai fondali troppo bassi e all’alveo ristretto.

Tornato nel 2021 dopo una sospensione di dieci anni, il raid rappresenta una tradizione importante e radicata. La prima edizione si svolse nel 1929; ci furono 13 anni di interruzione durante e dopo la Seconda guerra mondiale.

Quest’anno hanno provveduto ad organizzare la gara l’Associazione Motonautica Pavia (che se ne incarica dal 1934) e all’Associazione Motonautica Venezia, con l’egida dell’Associazione Motonautica Italiana. In novembre, all’apertura delle iscrizioni, i 133 posti disponibili sono andati esauriti in due giorni e mezzo appena: altri 50 equipaggi sono in lista d’attesa.

I concorrenti provengono da 13 Paesi. Fra i nomi di spicco, quello di Guido Cappellini, per dieci volte campione mondiale di motonautica: la Pavia-Venezia è l’unica gara importante che ancora manca al suo palmares. E poi Rashed Al-Quemzi, degli Emirati Arabi Uniti, campione mondiale in carica di Formula 2; Drew Langdon, di Hong Kong, vincitore del Campionato d’Asia 2019; Kristian Ghedina, ex campione di sci che con la motonautica ha avviato la sua seconda carriera sportiva.

Se ne riparlerà ad ottobre, forse. E in ogni caso, solo quando il Po tornerà ad avere un sufficiente volume di acqua.