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Ripensiamo insieme la darsena e il lungofiume di Ferrara

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di Leonardo Delmonte – direttore APS Basso Profilo

Pess d’arzent, purzlina, gob bastard, zzangarin, bucaza, così i pescatori del Po chiamano il carassio, lo storione, l’alborella, il luccio e il pesce gatto, tipici esemplari della fauna ittica del territorio ferrarese. Questi cinque pesci hanno prestato il loro nome anche ai tavoli di lavoro della seconda fase del programma SMART DOCK, un laboratorio partecipato sulla valorizzazione del fronte fluviale che si è svolto sabato 10 ottobre dalle 15.00 alle 18.00 c/o Wunderkammer. La metodologia utilizzata durante il laboratorio è stata quella del world cafè: un approccio informale che, riproponendo le atmosfere conviviali di un caffè, ha permesso a ciascun partecipante di mettersi in gioco e contribuire in maniera operativa al ripensamento della darsena e del riverfront urbano di Ferrara.

Il laboratorio, a cura di Leonardo Delmonte e Maria Giovanna Govoni, APS Basso Profilo, si è articolato in due fasi. Durante la prima sessione ciascuno dei cinque tavoli di lavoro si è focalizzato su uno specifico ambito del lungofiume di Ferrara, individuando per ciascun tratto elementi positivi e negativi in merito all’attuale fruizione pubblica, alla conservazione e alla qualità ambientale.
L’analisi ha coinvolto la darsena di San Paolo e la parte di città compresa tra il Po di Volano e le mura estensi, il complesso Darsena City, la conca di Pontelagoscuro, il canale Boicelli, il tratto urbano del Po di Primaro. Durante la seconda sessione ciascun tavolo ha individuato un possibile scenario positivo o negativo per il sistema fluviale urbano a Ferrara.

world café

Al pomeriggio di lavoro hanno partecipato con entusiasmo e spirito collaborativo una trentina di cittadini, imprenditori, rappresentati del terzo settore, di enti e istituzioni locali. Erano presenti, tra gli altri, il vicesindaco Massimo Maisto, il presidente di Italia Nostra Ferrara, l’arch. Andrea Malacarne, il responsabile dell’Ufficio Verde del Comune, Massimo Lorenzetti, il rappresentante dell’Emilia Romagna nel direttivo di Assonautica italiana, Paolo Dal Buono, il presidente del Caona Club Ferrara, Mauro Borghi, la responsabile del Urban Center Ferrara e portavoce del Sindaco, Annarosa Fava, il responsabile relazioni istituzionali del “Seci Real Estate – Gruppo Industriale Maccaferri”, Massimo Pinardi, l’arch. Daniela Cardinali del Servizio Pianificazione urbanistica-paesaggio della Regione Emilia-Romagna, il responsabile del servizio Agricoltura Sostenibile Caccia ed Aree Protette della Provincia di Ferrara, Renato Finco, la responsabile della stazione di ecologia del territorio del Museo Civico di Storia Naturale di Ferrara, Carla Corazza, lo scenografo Antonio Utili, gli architetti Tomas Ghisellini, Alice Marzola e Costanza Cavicchi, il presidente dell’APS “Basso Profilo”, Manfredi Patitucci, il presidente dell’Ass. “Fiumana”, Georg Sobbe, il giornalista del “Giornale del Po”, Andrea Dal Cero, il portavoce del Comitato Zona Stadio di Ferrara, Massimo Morini.

«Alcuni vedono le cose come sono e dicono perché? Io sogno cose non ancora esistite e chiedo perché no?» scriveva lo scrittore irlandese G.B. Shaw, con questo spirito i partecipanti del laboratorio hanno immaginato cinque scenari per il futuro del lungofiume di Ferrara. Ecco quindi comparire delle zattere mobili attrezzate per animare il Po e i suoi affluenti e promuovere una “riqualificazione liquida” e a geometria variabile, la darsena trasformarsi da area marginale in centro intermodale del sistema di spazio pubblico della città e il sistema fluviale diventare una cornice d’acqua per la lettura del paesaggio ferrarese, più che un’idrovia, un “idrovicolo”, blu, verde e lento. “Salviamo il fiume dalla burocrazia e restituiamolo alla natura e ai cittadini”, con questo motto Antonella Antonellini, portavoce di uno dei tavoli del world cafè e da anni in prima linea con il battello Nena nel processo di valorizzazione del fiume a Ferrara, ha concluso lo stimolante pomeriggio di lavoro.

«Ferrara è nata e si è sviluppata attorno all’acqua – spiega Leonardo Delmonte, coordinatore del progetto Smart Dock – ma per una serie di vicende storiche e mutamenti sociali ha finito per volgere le spalle al fiume. Dopo il successo del festival Risonanze, che ha animato la darsena di Ferrara dal 18 al 22 settembre, e il world cafè sul futuro del riverfront urbano, il 17 e 18 ottobre proporremmo un laboratorio di progettazione per la realizzazione di arredi urbani che permettano di “abitare” la darsena di S.Paolo. Vogliamo promuovere una rigenerazione dal basso di questa parte di città e favorire una riappropriazione del fiume in senso urbano e civico».

I promotori e finanziatori di Smart Dock, oltre a Basso Profilo, sono: le associazioni Fiumana, Encanto e AMF – Scuola di Musica Moderna, Consorzio Wunderkammer, Canoa Club Ferrara, Unife attraverso il Citer. Collaboreranno alla realizzazione dei vari eventi: il Centro per le famiglie, la motonave Nena, lo studio creativo Altrosguardo Design, Andos Ferrara. Il progetto è co-finanziato dalla Provincia e patrocinato dal Comune di Ferrara.
Per ulteriori informazioni sul world cafè e su Smart Dock: l.delmonte@rigenerazioneurbana.org