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Stop (per ora) alla conversione a carbone della centrale elettrica Enel di Porto Tolle

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Di Maria Ferdinanda Piva

Saluto con interlocutorio sollievo l’interlocutorio no della commissione di Via (Valutazione di impatto ambientale) al progetto per convertire a carbone la centrale elettrica Enel di Porto Tolle (non più in funzione da anni), situata nel Parco del delta del Po (foto). Tecnici del ministero dell’Ambiente hanno fatto scattare il semaforo rosso davanti a una soluzione sposata da vari ministri dell’Ambiente succedutisi in Italia: rendetevi conto…

Il carbone è il meno caro e il più inquinante fra i combustibili fossili; è inoltre quello che produce le più alte emissioni di anidride carbonica, il principale gas dell’effetto serra e del riscaldamento globale: già l’impiego del carbone è aberrante dal punto di vista ambientale, ma ancor più aberrante è l’abbinamento previsto a Porto Tolle col Ccs, la tecnica molto discussa e molto costosa per iniettare l’anidride carbonica nelle profondità della terra ed evitare che entri nell’atmosfera. L’impianto pilota Ccs di Brindisi-Cortemaggiore è entrato in funzione proprio in vista di un’applicazione su più ampia scala per Porto Tolle

Il Ccs può innescare terremoti, e non si parla affatto di scossettine strumentali: l’ha stabilito l’Accademia delle scienze Usa.

Per il momento, l’interlocutorio no alla conversione a carbone è ancora un’indiscrezione: infatti non c’è ancora nulla in proposito sulla scheda della Via di Porto Tolle sul sito del ministero dell’Ambiente. L’indiscrezione tuttavia è talmente fondata che il governatore della Regione Veneto Zaia, un fervente sostenitore del carbone, ha ritenuto opportuno affidare ad un comunicato stampa tutto il suo sdegno.

La ricostruzione forse più completa degli eventi è in un articolo de Il Gazzettino messo on line dalla rassegna stampa della Cisl veneta.

Vi si legge che secondo la commissione di Via il progetto si Porto Tolle sarebbe carente innanzitutto perchè privo di un sistema di controllo a ciclo continuo. Altri problemi riguarderebbero la mole delle operazioni di dragaggio dei canali necessarie per rendere accessibile la centrale alle navi cariche di carbone.

Il “no” tuttavia è interlocutorio: approfondisce questo aspetto un ritaglio di giornale locale messo on line da Uniti per la salute. La commissione di Via potrebbe cambiare parere se l’Enel riprendesse in mano la progettazione ed apportasse le migliorie gradite ai tecnici del ministero.

Tuttavia il progetto è in ballo ormai da dieci anni: la prima versione presentata alla commissione di Via risale al 2005; fu bocciata perchè incompatibile con le norme che disciplinano le attività produttive all’interno del Parco del delta del Po. Il problema fu superato dal Governo Berlusconi e dalla Regione Veneto con due leggi ad centralem; la conversione a carbone di Porto Tolle ottenne così dalla commissione di Via un sì con prescrizioni impugnato dalle associazioni ambientaliste. Ne scaturì una battaglia giudiziaria che costrinse l’Enel a presentare un nuovo progetto: quello che ora si è trovato davanti l’interlocutorio no.

L’Enel avrà voglia di rifare il progetto ancora una volta? Risponderà il tempo. Per il momento il Parco del delta del Po è salvo.