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Pescatori esasperati, storie di ordinario inquinamento in provincia

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È lunedì 24 gennaio, Michele Valeriani, rappresentante storico dell’associazione di pesca sportiva e tutela ambientale GSI – Gruppo Siluro Italia, documenta una gran quantità di schiuma dovuta a tensioattivi e detersivi che inquinano il canale Naviglio, a Copparo (FE), nei pressi del Pontino Tagliapietre. A pochi passi dalla città, è sufficiente un piccolo salto d’acqua per mostrare l’evidente schiuma provocata, presumibilmente, dagli scarichi diretti dei centri abitati, che ancora non sono dotati di impianti di depurazione e di una rete fognaria adeguata alle necessità della popolazione, o meglio dei suoi reflui. Come risultato, gli inquinanti defluiti per gli scarichi arrivano al fiume e poi al mare, ma non prima che la stessa acqua inquinata sia utilizzata a scopo irriguo, nei campi coltivati, contaminando il suolo e, inevitabilmente, anche i prodotti agricoli idonei all’alimentazione.

“In un periodo come questo, in cui la preoccupazione per la salute è ai massimi livelli – commenta Valeriani – non ci si preoccupa dell’acqua che ci circonda e bagna le nostre terre, che utilizziamo per tutti i nostri bisogni e necessità, e che abbiamo già inquinato a livelli inimmaginabili. Non si può pescare in una canale del genere e mi preoccupa che sia usata in agricoltura, è roba da terra dei fuochi”.

Già in passato il canale Naviglio, sempre in prossimità della chiusa prossima al Pontino Tagliapietre, era stato oggetto di simili episodi di schiumosità inquinante, seguita spesso da morie di fauna ittica. Due volte nel 2018, rispettivamente il 4 gennaio e l’8 novembre, poi un’altra il 10 gennaio 2019, in alcune occasioni l’amministrazione comunale copparese si è persino preoccupata di vietare la captazione delle acque dal canale e proibire la pesca per un tempo determinato.
Tali fatti, che avevano preoccupato i pescatori non sono stati risolti alla radice, ma, come si può evincere dai documenti amministrativi, di cui l’ordinanza del sindaco n. 27 del 12 gennaio 2018, una volta “cessato il fenomeno ed accertata la scomparsa della schiuma e della moria” si è sempre “supposto” che le acque fossero tornate alle “normali condizioni”.

“Sono anni che segnaliamo agli enti di controllo ed al comune l’inquinamento del canale Naviglio – rincalza Valeriani – ma non risulta siano poi stati effettuati campioni o analisi delle acque, né che siano state realizzate indagini specifiche atte ad individuare i responsabili degli sversamenti, pare che i controlli si limitino ad un sopralluogo e infatti l’inquinamento continua, in maniera tollerata. Dovremo forse abituarci a vivere in un territorio irrigato con acque schiumose che hanno la stessa composizione delle fogne? Voltarci dall’altra parte fintanto che si nota la schiuma e poi far finta di niente, come se la diluizione degli inquinanti fosse una rassicurazione? Una cosa è certa, finché i controlli sulle acque si limiteranno alla mera osservazione ad occhio nudo del fenomeno, seguita da opinabili rassicurazioni, chi inquina non pagherà mai”.