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Trino Vercellese: dopo dieci anni continua la favola della messa in sicurezza del territorio – riceviamo e pubblichiamo

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Tante promesse mai mantenute, tantissima carta e milioni di euro spesi

di Giovanni Ravasenga*

È di sabato 3 aprile, la notizia dell’avvenuta inaugurazione a Vercelli, alla presenza del Presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino “dell’allungamento del ponte sul Fiume Sesia”; un’opera importante per la messa in sicurezza del Territorio, realizzata dalla Provincia di Vercelli e il cui iter è iniziato nel 2010 e si è concluso dopo circa cinque anni come vuole la prassi, con la immancabile sfilata  politico-istituzionale alla quale hanno partecipato anche quei presenzialisti che di quest’opera non sanno praticamente nulla, ma che non potevano mancare a questo importante appuntamento. Costo di questo primo intervento, circa 6,5 milioni di euro finanziati dalla stessa Regione Piemonte.

Diversamente invece, anzi molto diversamente nonostante l’aver subito tre disastrose alluvioni,  lo stato di fatto della messa in sicurezza di Trino e la mitigazione del rischio idrogeologico. Una sicurezza  che la si realizza e la si ottiene unicamente con la costruzione di tre importanti opere ormai note at Urbi et Orbi, una famosissima locuzione per sottolineare che queste sono arcinote all’Amministrazione Comunale di Trino, alla Regione Piemonte, alla Provincia di Vercelli, alla Prefettura, al Governo, al Parlamento, alla Presidenza della Repubblica, all’intero mondo dei Politici e delle Istituzioni.

La mitigazione del rischio esondazione a Trino e nell’area risicola della pianura vercellese in sinistra del fiume Po, la si ottiene con la costruzione di due nuovi canali scolmatori, uno a monte e uno a valle di questo Territorio; quello di valle a Trino della lunghezza di circa 4.500 metri e quello di monte a Fontanetto Po di circa 6.000 metri. La loro funzione è di intercettare e scaricare direttamente e in piena sicurezza nel fiume Po,  buona parte delle piene meteoriche del reticolo irriguo e dei numerosi corsi d’acqua che attraversano la Città e l’area risicola. Una funzione oggi impossibile, un limite che sempre più ricorrentemente espone il Territorio all’emergenza e più gravemente al rischio esondazione l’abitato di Trino e non solo.

La terza opera, consiste “nell’allungare” l’attuale ponte sul Po di Trino, con sette nuove arcate, due in destra e cinque in sinistra che si aggiungono alle nove esistenti. Ma perché questo allungamento?? – semplicemente perché l’attuale ponte è di fatto un vero “collo di bottiglia” le cui conseguenze negative si assommano a quelle prodotte dalla strettoia sul Po del rilevato sul quale è la Centrale Nucleare Enrico Fermi, poco a monte del ponte di Trino.

Durante il transito delle piene nel fiume, gli effetti prodotti da queste due strettoie e/o colli di bottiglia, producono effetti e conseguenze preoccupantissime, per la stabilità e la sicurezza del sistema arginale in sponda sinistra, ma anche per il fenomeno erosivo esercitato dalle piene stesse nei confronti del versante collinare in sponda destra dove sono evidentissimi i movimenti franosi prodotti nel tempo, che interessano principalmente gli abitati di Rocca delle Donne, di Brusaschetto e di Gaiano,  ma anche di Pontestura seppure più limitatamente.

Inoltre è necessario assicurare anche massima sicurezza al rilevato della Enrico Fermi dove at Urbi et Orbi è arcinoto che in quel luogo sono ancora custodite 47 elementi di combustibile nucleare, un reattore e una grandissima quantità di rifiuti radioattivi prodotti nel tempo. Una sorta di deposito di se stessa tanto da mantenere altissimo il livello di sicurezza e di salvaguardia.

Ma i tempi della messa in sicurezza del Territorio di Trino sono praticamente bibblici. L’iter inizia nel 2005 per lo scolmatore di Trino con il finanziamento Regionale di 5 milioni di euro. Segue la conclusione della progettazione preliminare, definitiva e la procedura di Valutazione dell’Impatto Ambientale e di incidenza. A fine giugno 2008 la Regione approva definitivamente il Progetto e a gennaio 2009 è completato il Progetto Esecutivo. Poi ci si accorge che la stessa Regione non ha adempiuto compiutamente dal punto di vista tecnico e urbanistico, ad una serie di precisazioni le cui omissioni hanno di fatto  creato una miriade di complicazioni sia tecniche che burocratiche non ancora completamente risolte.

Nel frattempo lo scorrere degli anni, ormai ne sono trascorsi dieci, hanno fatto lievitare i costi esattamente del doppio rispetto quelli previsti. Tant’è che in mancanza di risorse, si è pensato di realizzare soltanto una parte dell’opera, minimizzando effetti e benefici e aspettando tempi migliori per finanziare il resto. Nel frattempo anche il primo tratto, seppur finanziato, è ancora sulla carta perché la Regione ha problemi di liquidità e di  cassa e quindi: tutto fermo.

Stessa cosa per lo scolmatore di Fontanetto Po, dopo un lustro e mezzo è stato realizzato il solo Studio di fattibilità e basta.

Per non parlare del ponte di Trino, dopo sette anni siamo ancora in attesa di realizzare il progetto preliminare dell’opera. Nel frattempo il finanziamento europeo all’epoca stanziato di circa 26 milioni di euro destinati a costruire lo scolmatore di Fontanetto Po (10 milioni) e allungare il ponte di Trino (16 milioni), sono stati azzerati e/o destinati altrove su disposizione degli allora Assessori al Bilancio, Ambiente, Difesa del Suolo e Opere Pubbliche dell’Amministrazione Cota.

Quindi la messa in sicurezza di Trino, del Territorio in sinistra del fiume Po e del versante collinare di sponda destra, alla luce dei fatti non si può che definire una grandissima bolla d’aria, una vera e propria grande delusione ma per la quale sono stati spesi centinaia di migliaia di euro per produrre una montagna di carta ormai ingiallita dal tempo che corre anche il serio rischio di bagnarsi per una nuova, la quarta, esondazione di Trino che non è poi così lontana e/o così improbabile.

E pensare che il ristoro dei danni che lo Stato ha pagato per le alluvioni passate, sono di circa quaranta volte superiori al costo totale delle opere di difesa già realizzate e ancora da realizzare, ma indispensabili per mitigare significativamente il sempre più crescente rischio esondazione.

Durante questi anni, come Consigliere Comunale e anche come TRIALLUVIONATO, ho scritto e inviato montagne di comunicazioni e di sollecitazioni sempre propositive, a TUTTE le istituzioni e a TUTTI i Rappresentanti Politici del Parlamento, del Governo, della Regione, responsabili della gestione, dell’uso e della sicurezza del territorio e non solo. MAI una risposta.

Ho tradotto questo silenzio in un segno evidente della loro indifferenza istituzionale e politica, ma anche della loro superficialità e in particolare della loro incompetenza. Si dice infatti che chi non sa, non sa neppure rispondere e quindi preferisce trincerarsi nel silenzio.

Oggi siamo ancora lì, al punto di partenza, le straripetute promesse e le rassicurazioni a tutti i livelli, della classe politica in particolare, hanno prodotto IL NULLA, anzi hanno prodotto solamente costi e basta.

E se tanto mi da tanto, viene da chiedersi: ma  noi comuni cittadini plurialluvionati, a fronte di questa atavica inerzia, cosa possiamo fare??? …….. personalmente non saprei più cos’altro suggerire se non semplicemente e devotamente, PREGARE e affidarsi  ai Santi Protettori contro le Alluvioni, Loro esistono; San Giovanni Nepomucemo, San Gregorio Taumaturgo, San Donato Martire e San Genoveffa da Parigi e sperare SEMPRE e SOLO  che siano Loro a compiere quel  Miracolo che la politica e le istituzioni sanno solo promettere e/o giustificare.

*Consigliere Comunale di Trino