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Triste record di prelievo d’acqua dal Po per il CER

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Tra i paradossi climatici di questa calda estate che alterna gravi incendi boschivi in Sardegna a improvvise trombe d’aria accompagnate da violente e devastanti grandinate come ieri in Emilia, l’altro ieri in Lombardia e sulla catena Alpina spicca, come eccezione, anche il singolare e del tutto straordinario record fatto registrare dal Canale Emiliano Romagnolo.

Anche l’ultima perturbazione infatti non ha minimamente interessato i territori della Romagna e se da una parte della regione lo stress idrico prima e la grandine poi mettono in serissima difficoltà (recente la deroga amministrativa al DMV per prelievi emergenziali dai torrenti Appenninici) le colture di pomodoro e i prati stabili per la produzione di Parmigiano Reggiano, dall’altra è solo ed esclusivamente il Canale Emiliano Romagnolo a garantire un sufficiente approvvigionamento di acqua all’ortofrutticoltura della Romagna.

Ed è proprio in queste non agevoli condizioni meteo generali e locali che il ruolo del CER si dimostra ancora una volta indispensabile per il territorio tanto da fissare l’asticella dei prelievi idrici dal Grande Fiume al livello più alto mai raggiunto a questo punto della stagione irrigua; ad oggi, alla fine del mese di Luglio, la quota derivata dal Po ha toccato i 220 milioni di metri cubi, record mai visto prima d’ora. I volumi mediamente derivati dal fiume Po nell’ultimo decennio (2011-2021) ammontavano fino ad oggi a 161 mc al secondo e l’anno peggiore, sotto questo profilo, era risultato il siccitoso 2012, anno in cui il prelievo del CER dal Po fece registrare il precedente record di derivazione a quota 218 milioni di mc e in cui incise anche la rottura dell’impianto Pilastresi causata dal sisma. In questo generale computo numerico, che palesa la situazione sempre più critica del comprensorio romagnolo endemicamente siccitoso, va considerato anche il quantitativo di circa 10 milioni di mc prelevato dal Reno quando possibile.

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