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Casalmaggiore, un monumento alle medaglie olimpiche

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di Giovanni Gardani

Casalmaggiore – Un monumento costruito grazie al Po, tramite il Po, sul Po. Il Grande Fiume, che a Casalmaggiore hanno nel Dna come tutti i paesi rivieraschi, ha condotto la Canottieri Eridanea molto in alto nel panorama sportivo internazionale. Dal fiume al cielo, passando per  quattro medaglie olimpiche (oro 1988 e bronzo 1992 per Gianluca Farina, oro 2000 e argento 2008 per Simone Raineri).

Per questo Casalmaggiore ha consacrato sabato la rotonda di ingresso in paese al canottaggio con un monumento in ferro e acciaio cor-ten ora svelato. Ma non tutti i casalesi sapevano della festa. Qualcuno sostiene che si poteva aspettare la crescita dell’erba… L’opera, infatti, presenta quattro sagome di canottieri, azzurre come la Nazionale o come il Po (quello di una volta, ahinoi), su una barca, divisi da lembi di terra presto ricoperti da un prato all’inglese.

Quattro come le medaglie olimpiche (due di Gianluca Farina, due di Simone Raineri) e come il quattro di coppia, la barca eletta. Senza Giuseppe Abbagnale, assenza pesante per la federazione, è arrivato Antonio Rossi, assessore regionale allo Sport ed olimpionico della canoa, “cugina” del canottaggio: “Invitare me è come chiamare Costacurta a una festa dell’Inter”. C’erano le istituzioni, sindaco Claudio Silla in testa, ma il più applaudito è stato Umberto Viti, l’allenatore degli allori Eridanea. Schietto (“Il monumento non mi piace”), va oltre le medaglie: “Tutti i miei ragazzi non hanno mai preso una cattiva strada”.

 C’era anche Antonino Primerano, che alla bella età di 90 anni, si toglie un’altra bella soddisfazione: era lui presidente dell’Eridanea quando Farina a Seoul ’88 aprì l’epopea. Marzio Azzoni, attuale numero uno, ha invitato la federazione a tutelare Raineri, il quale, ricordando l’amico Vito, il barista del paese scomparso ieri, crede alla quinta Olimpiade: a 36 anni sogna una barca con Gabriele Cagna, astro nascente di casa. Oreste Perri, sindaco di Cremona e gran canoista, è giunto tardi rispetto alla tabella di marcia. Ma 25 anni dopo l’inizio dell’epopea, il ritardo è un dettaglio. Come il fatto che la scultura esteticamente non sia granché, come già spiegato da Viti. “Non mi piace molto” spiega l’allenatore “Si poteva dare di più l’idea di una barca, invece vedo queste separazioni create dall’erba e dalla ghiaia che non fanno capire benissimo la struttura. I vogatori sono un po’ staccati l’uno dall’altro, diciamo. Però ci sarà una targa e questo aiuta a capire. E poi, a caval donato non si guarda in bocca. Il gesto è tutto quel che conta”.

Viti è in pensione, ma non ci crede nessuno… “Vado sempre a Po, perché ho mille amici. E vedo Gianluca (Farina, ndr) che ora ha preso il mio posto, coadiuvato da Andrea Germani e Giovanni Bottoli. Vedo Pietro (Raineri, padre di Simone, ndr) che presto smetterà. Vedo un ciclo che va avanti: auguro a Gianluca di avere la mia stessa fortuna e bravura. Servono talenti e lavoro: domani (oggi, ndr) festeggiamo, poi da lunedì si deve tornare a caccia del meglio. E’ la nostra storia a reclamarlo”.