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Una storia, una strega, una barca

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Nell'immagine di Chiolini (1920 circa) vediamo un Magàno discendere il Ticino, deve imboccare un'arcata del Vecchio Ponte Coperto. Era la manovra più delicata nella navigazione: la nave carica di sabbia circa 800 quintali è frenata da una pesante catena, che striscia sul fondo, mentre due uomini contribuiscono a regolarne la direzione. Notiamo anche la "Barbota" con i cavalli che non deve creare complicazioni, in questo passaggio, deve rimanere affiancata alla nave. Era il passaggio più difficile e non di rado funestato da incidenti e naufragi. Possiamo notare nell'immagine i due timoni laterali e quattro uomini d'equipaggio.

 

Fra Pieve Porto Morone e Parpanese, quando ancora tra Pieve e Castel San Giovanni non c’era il ponte, esisteva una vecchia e perfida strega di nome Magana, che si era stabilita in riva al Po, finché decise di spostarsi dove oggi sorge la località Parpanese, perché aveva deciso di trarre profitto dall’unica cosa preziosa che aveva: una scopa fatata che, a differenza di quelle tradizionali, non volava per aria, ma scivolava sull’acqua.

Un giorno, vedendo aggirarsi intorno al fiume un viandante, pensò che era giunto il momento di mettere in atto il suo piano, gli si avvicinò e chiese se doveva passare dall’altra parte. L’uomo stava proprio cercando un barcaiolo e la strega, spalancando la sua  boccaccia con un solo dente sbilenco, gli disse che l’avrebbe portato lei con la scopa.

Il forestiero stupito le chiese se voleva prendersi gioco di lui, ma la vecchia, salendo a cavalcioni della scopa, partì a grande velocità, rasentando il pelo dell’acqua. Quando fu di ritorno, l’uomo, anche se un pò perplesso, le chiese quale fosse la cifra da pagare.

“Due soldi” disse la strega, e l’affare fu fatto, con pagamento anticipato. Magana, tendendo la mano adunca come una zampa di gallina, prese i quattrini e lo fece salire sulla scopa, dietro di sé, raccomandandogli di aggrapparsi bene.

Non appena furono al largo si fermò. “Che succede?” domandò l’uomo. “Questa malandrina di scopa mi dice che per due soldi può arrivare fino a qui”, rispose Magana. “Ma se non siamo neppure a metà del percorso”, protestò l’uomo. Rise la strega, e gli chiese altri quattro soldi, per arrivare a destinazione. “Oh, vecchia imbrogliona! Che tu possa essere maledetta!” Imprecò il viaggiatore ma, dal momento che non non sapeva nuotare, fu costretto a pagare i quattro soldi.

Per fortuna erano ormai vicini alla riva, così l’ uomo, immerso nell’acqua fino alla cintola, poté almeno raggiungere la sponda a piedi, mentre la strega, girata la scopa, si allontanò ridendo. Magana continuò a traghettare i malcapitati che avevano la sfortuna di passare da quelle parti, estorcendo loro anche l’ultimo centesimo. Mentre lei si arricchiva, la sua cattiva fama si diffondeva e arrivò il momento in cui qualcuno decise di darle una solenne lezione.

Quando vide un bel giovanotto che si avvicinava con una sacca in spalla, Magana gli si fece incontro chiedendogli se dovesse attraversare il fiume.

“Cosa vai a fare?” chiese la strega,  “ad abbattere gli alberi, sono taglialegna e sono proprio curioso di provare la tua scopa”. Il ragazzo pagò i due soldi e il viaggio ebbe inizio ma, come al solito, a metà del tragitto cominciò il ricatto; ma il giovane presa la sega dalla bisaccia, cominciò a segare in due la scopa, fra le imprecazioni della vecchia terrorizzata, che invocava pietà, perché non sapeva nuotare.

“Dammi una mano, salvami!” “Hai mai dato una mano a qualcuno, tu? dimmi, quanti poveretti hai derubato e quanti ne hai fatto affogare?” “Sì, è vero, sono stata crudele, ma d’ora in poi sarà diverso, te lo prometto. Non farò più male a nessuno” disse la strega, spaventata. “Ne sono convinto anzi, sono sicuro che farai del bene, ora che non hai più quella dannata scopa”. “Ti ho preparato una bella sorpresa!”.

E il giovanotto la trascinò verso i fitti cespugli tra cui era nascosta una barca talmente grossa, che sul Po non se n’erano mai viste di simili. “Questo barcone sarà il tuo nuovo traghetto e trasporterai la gente senza chiedere nulla in cambio”.

Da quel momento la strega Magana cominciò a traghettare la gente, per lunghi anni, finché non fu costruito il ponte di barche. In seguito di lei non si seppe più nulla, ma ”magane” erano chiamate le grandi barche a fondo piatto, che si usavano per il trasporto sul fiume di sabbia e ghiaia.

Fin qui la leggenda, ma noi sappiamo che la Magana, chiamata anche Magàno di Pavia, non è altro che una variante migliorativa della Rascona, denominata anche “nave di Pavia”, e poteva navigare sul Po e sul Ticino e raggiungere Milano, attraverso le strette conche del Naviglio Pavese.

In origine questa imbarcazione da carico era dotata di una coppia di timoni laterali, sostituita verso il XIX secolo con il timone al centro, fissato a lunghe staffe di ferro; era armata con un albero verso prua che portava una vela al terzo o al quarto. Di solito raggiungeva una lunghezza di 23 metri e una larghezza di 5. Con una capacità di carico elevata (circa 900 quintali), e durante la risalita del fiume era talvolta necessario l’uso per il traino di sette/otto cavalli. Se ne costruivano ancora negli anni 50 del secolo scorso a Pavia e Boretto.