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Vercelli, il riso e la Beatrice di Dante in RAP POP

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“Rimembriti di Pier da Medicina

Se mai torni a veder lo dolce piano

che da Vercelli a Marcabò dichina”.

“Lo dolce piano” a cui si riferisce il Sommo Poeta è la Pianura Padana, all’epoca di Dante conosciuta come lombarda e di cui il poeta indica gli estremi: Vercelli a ovest e Marcabò a est. Ma se Vercelli è ancora oggi Vercelli, la cittadina piemontese ricca di tesori storici e artistici, Marcabò risulta meno facilmente individuabile. Si trattava di un castello costruito dai veneziani intorno al 1250 fra Sant’Alberto e il ponte di Primaro appunto sulla riva del Po di Primaro, un ramo del fiume oggi quasi completamente interrato, situato molto più a sud del Delta attuale. Il castello venne distrutto nel 1309 dai Guelfi di Romagna, alleati papali, proprio nel periodo in cui Dante si dedicò alla scrittura dell’Inferno della Divina Commedia (scrittura che occupò Dante dal 1307 all’inizio del 1309 circa).

Ma torniamo a Vercelli e alla sua pianura, racchiusa tra i fiumi Sesia, Po e Dora Baltea, tradizionali luoghi di coltivazione del riso. Una coltura, quella del riso che richiama immediatamente l’acqua, non per nulla sono chiamate terre d’acqua. Per far crescere il cereale più consumato al mondo queste terre vengono allagate grazie ad una capillare distribuzione di canali e rogge in grado di portare l’acqua dei tre fiumi nei campi coltivati. A gestire i canali vi è in questa zona l’Associazione d’Irrigazione Ovest Sesia che, proprio a Vercelli ha presentato la canzone e il video di Bea e rivedremo le stelle.

Un’opera commissionata appositamente per l’anniversario per i 700 anni dalla morte di Dante, un tributo al poeta come il titolo lascia intendere ma anche al vercellese e alle sue terre. Lo fa con una canzone moderna in parte rap in parte pop: Dante all’epoca scelse la lingua volgare, non quella dei dotti e degli studiosi che rimaneva il latino. Fu un’innovazione, un linguaggio giovane come quello che troviamo oggi nelle canzoni. E la Beatrice di Dante diventa la Bea del titolo. Il video che accompagna la musica è un bellissimo omaggio all’acqua e a questa terra, che ciclicamente si lascia invadere e che fu anche vero inferno per molte lavoranti, le mondine. Tormento e bellezza insieme.

La canzone è frutto del lavoro di Enrico Caruso, con la voce di Aurora Calabrese e il video del regista Gianluca Calu Montesano.

La presentazione è avvenuta durante il Raccolti Festival organizzato durante la Settimana nazionale della Bonifica e dell’Irrigazione, recentemente conclusa. Una settimana tutta dedicata alla valorizzazione delle potenzialità legate alla fruibilità degli edifici idraulici e del paesaggio agricolo-irriguo. Il momento culmine di questa Settimana è stato nel week end durante il quale si sono riaperte le cattedrali dell’acqua”: idrovore, prese d’irrigazione, canali con relativi manufatti, centrali idroelettriche. Si tratta dei grandi impianti idraulici, che contrassegnano l’intero territorio italiano anche se in Veneto ed Emilia Romagna trovano il loro nodo centrale visto che in queste due sole regioni troviamo circa la metà degli oltre 800 impianti esistenti in Italia.

Ecco il link alla canzone “Bea – e rivedremo le stelle”:

https://www.facebook.com/watch/?v=964907307395669