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Villa Verdi non è ancora salva. In quali condizioni si trova davvero?

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villa verdi sant'agata villanova sull'arda veduta dall'alto

Non è ancora salva Villa Verdi, la casa-museo del grande musicista che si trova a Sant’Agata, frazione di Villanova sull’Arda (Piacenza), a poca distanza dal Po. E’ chiusa al pubblico da ormai due mesi perché il tribunale ha deciso che deve essere venduta all’asta.

La buona notizia è arrivata l’antivigilia di Natale: il Governo, con un funambolico emendamento dell’ultimo minuto, ha inserito nella legge di bilancio 20 milioni destinati all’acquisto di Villa Verdi. Il giorno di San Silvestro ha invece portato con sé la cattiva notizia: la valutazione iniziale di Villa Verdi è di 40 milioni o forse più. Il presidente del Tribunale di Parma lo ha spiegato in un’intervista  al TG3 Emilia Romagna.

E anzi, c’è anche un’altra cattiva notizia: per garantire la conservazione e la fruizione pubblica della villa servono restauri. Se è vero che la parte anteriore dello stabile sta sprofondando, non si tratta certo di lavori di poco conto.

In realtà, il valore in sé della villa è di gran lunga inferiore ai 40 milioni che vanno configurandosi come base d’asta. La cifra comprende anche gli oggetti e gli arredi che appartenevano a Giuseppe Verdi e che la villa conserva: portarli in un altro luogo vorrebbe dire sfregiare la memoria collettiva. Ci sono le camere da letto, il salotto, lo studio, il pianoforte eccetera, comprese le carrozze nella rimessa e le botti nella cantina. Tutto è rimasto come quando Verdi morì, nel gennaio 1901.

Nato nel 1813 nella vicina Busseto, Giuseppe Verdi trascorse l’ultimo mezzo secolo della sua vita nella villa di Sant’Agata insieme alla seconda moglie, Giuseppina Strepponi. Non avendo figli, nel testamento stabilì che la villa andasse alla cugina e figlia adottiva, Maria Verdi sposata Carrara. Da quest’ultima discendono gli attuali proprietari dello stabile, i fratelli Carrara Verdi.

Dopo una ventennale vicenda giudiziaria, il tribunale ha stabilito che la villa venga messa all’asta e che i fratelli si dividano il ricavato in parti uguali. Lo Stato ha il diritto di prelazione e, dopo l’approvazione della legge di bilancio, ha anche 20 milioni per acquistare Villa Verdi. La cifra, si è scoperto subito dopo, è però pari ad appena la metà della base d’asta. Tuttavia il prezzo finale potrà essere più alto o anche più basso dei 40 milioni: dipenderà dalle offerte.

In ogni caso, oltre all’acquisto sono da mettere in conto dei restauri. Un fotogramma del servizio del TG3 regionale dedicato all’intervista con il presidente del Tribunale di Parma già consente di intuire che la situazione non è delle più rosee. E’ riprodotto qui sotto: ma le macchie di umidità visibili sul soffitto forse sono il male minore.

villa verdi danni

Le infiltrazioni d’acqua, insieme alla necessità di riparare il tetto della rimessa delle carrozze, erano note da tempo. Per trovare i soldi, Villa Verdi aveva lanciato una raccolta fondi che ha fruttato solo 12 mila euro: ne servivano 85 mila. Però non finisce qui.

Infatti, dopo la notizia che la villa sarebbe andata all’asta, si è svolto un sopralluogo. Ne è emersa “una situazione conservativa preoccupante: danni all’immobile e incuria”. O almeno, a quanto riferisce la Gazzetta di Parma, il sottosegretario alla presidenza della giunta dell’Emilia Romagna, Davide Baruffi, ha risposto con queste parole all’interrogazione di un consigliere regionale.

Non è noto cosa esattamente sia emerso dal sopralluogo. I “danni” e l’ “incuria” potrebbero riferirsi ai mancati interventi per ovviare alle infiltrazioni d’acqua. Però le macchie di umidità sul soffitto, sebbene si tratti di un soffitto così prezioso, difficilmente comportano “una situazione conservativa preoccupante”.

In mancanza di altre indicazioni, un indizio può venire da ciò che il sito d’arte Zarabazà ha scritto in occasione della raccolta fondi per le riparazioni, ormai due anni e mezzo fa. Villa Verdi è vicina, oltre che al Po, anche al torrente Ongina e sorge su un suolo molto argilloso. Secondo Zarabazà, la parte anteriore dell’edificio sta sprofondando e la struttura viene di conseguenza disassata. Se è così, ben difficilmente i restauri sono una faccenda liquidabile con alcune decine di migliaia di euro.